Il ruolo del padre

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Il ruolo del padre ieri ed oggi 

Essere genitori, si sa, è il mestiere più difficile al mondo. 

Se fino a qualche decennio fà la distinzione dei ruoli genitoriali era perfettamente delineata in base al genere (l'affettività da un lato, l'autorità dall' altro), oggi assistiamo al suo progressivo svuotamento, e a una completa ridefinizione della figura paterna.

Fino allo scorso secolo, quella del padre, era stata una figura autoritaria e anaffettiva, essenzialmente assente nel percorso di crescita dei figli.
Già a partire dal secondo dopoguerra, si è cominciato a contestare l'assoluta autorità del pater familias, come principio fondativo della famiglia e della società, preparando la strada a nuovi modelli di riferimento per l'educazione dei figli. La rivoluzione del '68 ha accelerato la transizione dal modello tradizionale della specializzazione dei ruoli genitoriali in base al genere, a quello della loro condivisione, anche in virtù dell'evoluzione che ha subito il ruolo della donna-madre.
"Essere madre" non significa più occuparsi solo della famiglia, rinunciando alla propria auto-realizzazione, le donne al contrario, sono sempre più proiettate nel mondo del lavoro e i padri di conseguenza, sono chiamati ad una maggiore responsabilità e partecipazione nella gestione della prole.

Viviamo un momento storico e sociale in cui l'autoritarismo ha perso completamente interesse e legittimità, e la complementarietà dei ruoli madre-padre ha ceduto il posto ad un'eclissi del ruolo e della figura paterna. Ciò non si riferisce tanto alla sua assenza tra le mura domestiche per motivi di lavoro o separazione, si tratta piuttosto di una carenza sul piano dei comportamenti, di uno stile "sufficientemente" paterno.

Stiamo assistendo oggi, a quella che il famoso psichiatra Lacan chiamava "evaporazione del padre", ovvero l'idea per cui la demolizione dell'autorità simbolica del padre, e quindi della Legge, in seguito alle contestazioni politiche alla fine degli anni 60', avrebbe lasciato un vuoto che sarebbe stato colmato dal feticismo dei beni di consumo indotto dal capitalismo.
La funzione normativa del padre serviva a mettere il soggetto di fronte all'esperienza del limite, venuta meno questa interdizione simbolica al godimento assoluto, alla base società dei consumi, oggi i figli pensano di poter fare tutto senza vincoli, confondendo il soddisfacimento dei propri desideri con l'accumulo incontrollato di beni, che genera al contrario vuoto e frustrazione. L'avvento di una società senza padre, senza più un limite simbolico che cerchi di arginare l'esaltazione del godimento sfrenato e senza sacrificio, è segno manifesto di una civiltà molle che non è equipaggiata alla vita.

Svanito per sempre il fantasma del padre-padrone che si aggirava in Occidente fino al secolo scorso, il padre di oggi è cerca l'approvazione del figlio. Il drastico passaggio dall'autorità all'affetto ha cancellato il conflitto: padri e figli oggi stanno sullo stesso piano. Nello sviluppo affettivo di un bambino, la figura paterna ha il compito fondamentale di tagliare idealmente il cordone ombelicale che lo lega alla madre, di aiutarlo ad uscire dal suo stato iniziale di dipendenza, favorendo la costituzione della propria identità fisica e psichica. Un padre presente ed empatico contribuisce ad instillare nel figlio un forte senso di sicurezza nelle proprie capacità, aiutandolo ad assumere un atteggiamento più attivo e autonomo verso sè stesso e verso gli altri.

Una società che non riconosce il ruolo "normativo " del padre porta i suoi figli a maturare un'etica distorta, in cui "il dovere" è considerato a momenti una brutta parola e il concetto di "diritto" diventa esclusivamente acquisitivo: ci si preoccupa soltanto di ciò che gli altri devono a noi, dimenticando totalmente ciò che noi dobbiamo loro. In assenza della figura paterna, i figli diventeranno adulti incapaci di reggere agli urti della vita, vivranno la perdita e il fallimento come un affronto personale, più che come una delle tante prove a cui naturalmente l'esistenza ci mette davanti.

Quello che resta del padre nell'epoca della sua evaporazione è "il padre testimone", lontano dal "padre-eroe" che indica ai suoi figli il senso dell'esistenza, perché nessuno al mondo possiede questo sapere. Quello che il padre può trasmettere è la sua testimonianza dell'impossibilità stessa di raggiungere questo sapere. Ovvero, mostrare al figlio che l'esistenza può avere un comunque un senso, ma che si deve lottare per conquistarlo e mantenerlo, misurandosi con l'insuccesso e il fallimento che fanno parte della vita.

Essere genitori oggi vuol dire essere in grado di educare al limite, saper dire di no, per insegnare ai propri figli che da adulti non otterranno nessun piacere, amore o traguardo, se non saranno capaci di fare sacrifici e assumersene la piena responsabilità.
"Ritornare a fare i padri" è un atto di civiltà.
In psicanalisi la comparsa del padre permette all'umanità di uscire dalla condizione dell'orda primordiale, segnando la nascita della cultura.
Diventare padre non deriva automaticamente dall'atto generativo, ma implica "l'intenzione" di fare dei figli e prendersene cura, è un gesto di responsabilità e consapevolezza.

Team Educare Amando

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